Cosa ci ho trovato, in quello che potevo vedere dall'oblò, e nelle lattine di cibo liofilizzato, in dormire non si sa bene su che lato e in stare sei mesi chiusi e sospesi nel vuoto io e due persone che vengono da un paese diverso e non capiscono le mie battute, con la scarsa possibilità di ascoltare più di due brani musicali e senza il gusto di guardare un bicchiere di vino a metà. Cosa ho trovato, nelle gambe doloranti e nei muscoli impigriti. E là fuori. Cosa ho trovato, passando un'ora (due anni?) con il naso sul vetro e le mani di lato agli occhi, per non vedere con la coda dell'occhio le pareti bianche e le luci dei sensori specchiarsi nell'oblò, perdendomi nella contemplazione dell'ultra deep, l'ultra profondo, come se non ci fosse nessuno e neanche io.
Un posto primitivo, dove regna la chimica, e non c'è niente di vagamente simile a un divano o ad un campo da golf, più lontano e altro dell'asia, e niente di più di ciò che eravamo prima che l'asia e l'africa fossero due cose diverse: niente di più che cose enormi - oh, non sai quanto enormi - fatte di parti piccolissime - da non capirle -, accese da maestosi fuochi e sopite in lunghe gelate. Niente di più e niente di meno di quello che siamo noi, tolto il cemento.
"Scrivi, Scrivi. Alla Fine, Fra Tonnellate Di Carta Da Buttare Via, Una Riga Si Potrà Salvare. (Forse.)" ~[D.Buzzati]
martedì 25 novembre 2014
Ultra
sabato 8 novembre 2014
Diverse volte
martedì 3 giugno 2014
Vecchi libri
martedì 14 gennaio 2014
Le cose scadute
La laconica scritta "scopri come partecipare" sulla pagina internet non aggiornata nel giorno dei risultati delle selezioni. I cataloghi premi delle raccolte punti dell'anno scorso, a gennaio. I biscotti nella biscottiera dopo il trasloco. Le cose che ci sono ancora ma già non ci sarebbero. Se. Se l'informatico programmasse l'aggiornamento del sito, se tenessimo d'occhio sempre cataloghi, volantini, scadenze poco utili, biglietti da visita, offerte speciali. Se fossimo efficienti e sapessimo fare un trasloco perfetto, ed una vita perfetta, senza correre il rischio che di continuo biglietti, scontrini nelle tasche, ed altre cose che guarda ci sono ancora, ci ricordino chi eravamo e dove stavamo andando un attimo fa. O mezzora o come vuoi tu.
venerdì 19 aprile 2013
Le persone che non ci sono più
Le persone che non ci sono più. Ci abituiamo, perché in effetti non ci sono più. Loro c'erano, e noi ci siamo stati con loro. Noi ci siamo ancora. Loro no. Le persone che non ci sono più, prima c'erano e io ci ho fatto i biscotti, o le cose di carta. E qualche cosa, quando le persone non ci sono più, c'è ancora. Da lì in poi non sono più fatti loro, perché diventa una cosa nostra. Qualcosa che c'è ancora ce l'abbiamo noi. Le persone che non ci sono più, ci lasciano pezzi che diventano pezzi di noi. Io ho dei pezzi bellissimi, li conservo uno per uno, e ogni tanto li guardo. Stanno nella parte bella di me, le persone che non ci sono più.
mercoledì 27 febbraio 2013
Space connected (studio su William Forsythe)
Il petto si erge senza superbia sui livelli dell'aria, uno per uno, come un qualunque figlio di Dio, come solamente un uomo. L'espressione incerta delle due donne è proprio questo. Accorgersi che loro non possono farlo: quale vittoria, quale possanza, quale inno alle potenzialità umane è un uomo che non sta confinato nella mappa spaziale delle gambe piegate sotto al tavolo, e del mezzobusto compunto al di sopra di questo.