lunedì 1 maggio 2017

Shoot the moon ENG

Studio. The complex description of an incredible thing created by Sol León and Paul Lightfoot for NDT1: the very final scene of "Shoot the moon", seen live in Reggio Emilia, 16th March 2016. There is no complete video on youtube about this final scene.
The scene here described happens immediately after the end of this video.


Few light on the dark stage; the turning scenography stops, two of its three rooms are visible. On the wall between them, a window. A man and a woman move far from each other through the window in a struggling, silent, rapid goodbye, leaving in the middle a big sense of vacuum.
They step towards the opposite walls, far from each other on the stage, and don't look at each other.
Above the stage a screen appears: two screens, let's say, next to each other, show what two hidden cameras record at the sides of the stage, one for each dancer.
In a few seconds the spectator realizes that the screens are inverted: the dancers, that do not see each other on the stage, seem to look in their eyes on the screen, through an imaginary window on the boundary between the screens.



Then the magic: a soft interaction starts, through the imaginary window, with a beautiful flow of enrgy and mutual sensitivity. And they still don't see each other.
What happens on the screen seems to be a different dimension: as if it they did, in their minds, what they didn't do in their real goodbye. Each of them lives in his own intimate dimension what was not realized, and recuperates it. Their thoughts, perfectly in harmony, complete their goodbye on the screen, only point of contact left.
Suddenly, she has a movement springing in the opposite direction. Then, a magnetic force pulls her towards him, in their imaginary window. She is actually looking at something out of the stage, on the left, but is instead looking at him on the screen.
They stand this way for a few seconds, looking at each other through their window - actually, backs towards each other and separated by the wall.
Then she, with the solemn and heavy footstep of who has decided, moves slowly towards the middle of the screen. By going out of the stage, she enters the black line of their imaginary window.
Standing, he is hit by a sudden flow of breathe tha pushes him back. His shoulders go slightly back in a soft cambré. Her ghost, disappeared in the black line of the screen, softly enters his chest with a whisper.
His hair move lightly; he sets upright; the whisper stops.
All is still.
All is fixed.
Dark.
Curtain.



domenica 30 aprile 2017

Shoot the moon

Studio. La descrizione complessa di una cosa incredibile creata da Sol León e Paul Lightfoot per NDT1: il finale di "Shoot the moon", esibizione del 16/03/2016. Di questo finale non esiste alcun video su youtube.
La scena descritta accade immediatamente dopo la fine di questo video.


Sul palco quasi buio, la scenografia girevole a tre stanze è ferma sul confine fra due stanze. Nel muro in mezzo c'è una finestra; un uomo ed una donna si allontanano ai due lati della finestra in un congedo struggente, rapido e silenzioso, lasciando un grande vuoto.
Vanno verso i muri opposti, lontanissimi sul palco, non si guardano.
Al di sopra del palco si accende una schermata: due schermate, l'una accanto all'altra, ritraggono ciò che è ripreso da due videocamere nascoste in prima quinta, una a destra e una a sinistra, per i due danzatori.
In pochi secondi lo spettatore realizza che i filmati sono invertiti rispetto alla reale posizione delle telecamere: i danzatori, che guardano verso l'esterno del palco, sembrano in realtà guardarsi attraverso la linea fra gli schermi. Come se si guardassero attraverso un'unica finestra.


Magia: inizia una soffice interazione attraverso la finestra inesistente nello schermo, con un bellissimo scambio d'energie e una grandissima sensibilità l'uno verso i movimenti dell'altro (in realtà sul palco non si vedono!).
Come un'altra dimensione. Come se fosse nella loro mente, ora, tutto ciò che non è stato detto e non è stato fatto nel loro saluto, nella realtà. Ognuno dei due vive intimamente il rimpianto e il desiderio del non detto, e lo recupera. I loro due pensieri, perfettamente in armonia, completano il saluto nella dimensione astratta dello schermo, unico punto di contatto.
Lei ha uno slancio verso fuori, ma una forza magnetica la trattiene, si gira, guarda lui nella finestra immaginaria. In realtà guarda fuori dal palco, verso sinistra, quindi verso il confine centrale allo schermo.
Restano così per alcuni secondi, a guardarsi nella loro finestra mentre in realtà sul palco sono di spalle e separati dal muro.
Poi lei, col passo grave e solenne di chi ha deciso, cammina piano verso il centro dello schermo, che in realtà è fuori, ed esce dal palco. Sullo schermo, infatti, entra nel confine-finestra e sparisce sulla linea verticale nera.
Lui, in piedi, rivolto verso la finestra-confine, è come travolto da un respiro improvviso che lo spinge indietro. La sua schiena si incurva leggermente in cambré. Il fantasma di lei, sparita nella linea nera della finestra invisibile, lo travolge e gli entra in petto come un soffio.
I capelli di lui si muovono un po' col cambré - torna dritto - l'alito di vento si placa.
Tutto è fermo.
Tutto è risolto.
Buio.
Sipario.




martedì 7 febbraio 2017

Il fiammifero Ottavino

C'è un fiammifero speciale
dalla storia non banale:
anche se di legno è fatto
forse al fuoco non è adatto;
la sua testa è normale
ed il fusto niente male
quanto al piede tuttavia
- dalla sua autobiografia - 
lui non era come gli altri,
tutti dritti, ligi ed alti.
Questi, fin da appena nato
si sentì molto ispirato
e, spostato un pochetto
del suo fusto un legnetto,
con la fine irregolare
già sapeva cosa fare:
passo passo un due tré
si sentì di far passé.
Ciò gli piacque così tanto
che ne fece un grande vanto
ne parlò con i colleghi,
ricevendo sol dinieghi,
e volendo dimostrare
ciò che lui sapeva fare
mai non smise di tener
la zampetta in cou de pied.
Se la scatola ondeggiava
il fiammifero sperava
l'occasione non mancasse
di girare sul suo asse.
Al più scarso movimento
già con grande sentimento
preparavasi affinchè
poi salisse sul piquet.
Il fiammifero Ottavino
era un grande ballerino
tuttavia non era stato
dove un ballerino nato
per natura si suppone
il suo gran talento espone:
non sapeva cos'è un palco
nella scatola in soppalco;
dentro sé però sentiva
una grande energia viva.
Se qualcuno ad una festa
strofinandogli la testa
Ottavino avesse acceso
si sarebbe un po' sorpreso
della grande esuberanza
della fiamma nella stanza.
Per fortuna mai successe
che un umano lo accendesse
e il talento fu scovato
prima d'essere bruciato:
nella vita le occasioni
fanno grandi le passioni
e a trovar la strada giusta
più la vita ci si gusta.
Capitò ad un contadino
nella scatola Ottavino
lo guardò per un momento
e gli parve un po' contento
(senza mimica facciale,
ma il suo legno era speciale:
emanava l'energia
di chi ha una maestria).
Non si mise ad indagare
lo lasciò soltanto stare.
Appoggiando Ottavino
lì di fianco all'accendino
si notò subito che
rimaneva in relevé.
Guadagnò così il diritto
di restare in piedi dritto
sulla mensola del tè
nella posa del passé.


giovedì 21 aprile 2016

Per la Terra

Giornata mondiale della Terra.


Signore e signori, guardate tutti qualche meraviglia oggi, senza dover prenotare un volo per le Maldive. Fermatevi a guardare una violetta: dura pochissimo, ma è fresca e tenera. Confrontate il colore dei fiori e dite se siete in grado di sceglierne uno che sia il più bello. Guardate le persone, senza pensare a cosa fanno, a come sembrano: guarda negli occhi qualcuno oggi, e dì se ci trovi dentro una meravigliosa opera di poesia e di alta ingegneria, o un mistero, dì se ci trovi dentro la natura, se essere umano ti fa sentire un capolavoro. Vai al mare, in montagna, in giardino. Respira forte e senti se l'aria che respiri, che tuttavia non è molto pulita, riempie i polmoni e nutre tutte le nostre cellule. Hai mai visto un granchio pescato tornare nel mare? Se non lo hai mai visto, te lo dico io: cambia colore. Prende un colore vivace e la vita gli riempie tutto il carapace. Si crogiola nella sabbia calda e fa le bollicine nell'acqua. Una goduria. Essere vivo. Come quando di notte ti svegli e non hai un braccio e invece è addormentato, morto, paralizzato, e quando lo muovi senti i vasi linfatici ripartire, la linfa scorrere, i vasi riempirsi. Si sente la vita che brucia e poi se ne sta lì al suo posto, dove deve stare. Dì se non è un capolavoro.
Hai mai notato i germogli di una pianta che rinasce dallo stato vegetativo? Che dopo l'inverno sbuca fuori dalla terra? Questo non so se si può descrivere: sono sensazioni che è meglio avere dal vivo. Non posso descrivere un germoglio senza dire che è piccolo, verde, tenero e felice. Ma non mi credi. Credi che le piante possano essere felici? Non posso convincerti, dovresti vedere. Devi vedere che cosa è in grado di fare un germoglio, per il gusto e la curiosità di vivere. Verde verde. Trova sempre la strada giusta, un germoglio. Può nascere anche a testa in giù, ma sa sempre qual è il verso dritto, sa dov'è il sotto e dov'è il sopra.
Non dimenticare di guardare che regalo incredibile sono gli agrumi, e chiediti se hanno qualcosa di più degli altri frutti, e risponditi di no. Io una cosa più perfetta delle altre non la so scegliere. Guarda i bambini, non dico niente, guardali e basta. Guarda i cuccioli, che sono la stessa cosa, più o meno. Stupisciti tutte le volte che vedi gli animali comportarsi con amore, anche se è così che va, ma noi non lo sappiamo sempre, noi tutte le volte non ce lo aspettiamo. Immagina il profumo delle balene, che nessuno può sentire ma sono tutte pulite, e i loro scarti sono così buoni che ci si fanno i profumi costosi.
Facciamo un gioco. Se vi fa ridere fatelo ridendo, ma provate: fermatevi, oggi, e guardate qualcosa. E fatevi guardare. Mostra che sei una meraviglia, un capolavoro! Un gioiello di neurofisiologia. Una invenzione stratosferica. Alta tecnologia. Forse non tutti sanno che sei in grado di sentire cose fuori da ciò che è tangibile, forse non lo sai neanche tu. Prova. Oggi prova qualcosa, respira con tutte le parti del tuo corpo, wow ho un corpo, ho ossigeno dappertutto! Senti le persone senza avere il bisogno di vederle. Senti la terra sotto ai piedi.
Fai una preghiera, se ti va. A Dio, o ad Allah. O al Dio di Spinoza, che sta in tutte le cose vive.
Fai una preghiera, se ti va. Io faccio questa qua: per ogni cosa che viene trattata male, per ogni foglia staccata senza motivo, per ogni quintale di agrumi che viene seppellito per leggi assurde, per ogni colore svilito da uno sguardo svogliato, per ogni bimbo cacciato. Per le foche del circo, per la balena più sola del mondo. Per i cacciatori di ambra grigia, perchè non sanno quello che fanno. Per ogni offesa, per ogni beffa, ogni cattivo gioco. Per l'erba gramigna, ed i suoi germogli. Per ogni germoglio indesiderato. Per gli alberi incendiati, gli uccelli sparati. Per ogni cavallo o ciuco legato faccia al muro tutta la vita, per tutte le volte che non la chiami vita. Per il cibo buttato, per l'amore lasciato, per le cose sprecate - le cose, ed il tempo, le occasioni, le qualità ed i sorrisi omaggio.
Che non succeda più, che non succeda più.
Se serve non lo so, forse no.
Ma oggi guardati. Tutto il bello che c'è al mondo, ce l'hai anche tu. La giornata della terra è la tua giornata. Dì se non hai dentro di te tutta questa roba, dì se non hai un germoglio. Verde verde.
Che non succeda più, che non succeda più.


venerdì 11 dicembre 2015

Una scorciatoia

Terrò come scorciatoia l'equilibrio che ho imparato quando studiavo male, la staticità, la fatica, quella cosa immobile e pesante che è così difficile e inutile, coi quadricipiti gonfi e in apnea, quella sensazione che si beffa della dinamica e dello slancio vitale.
E' la mia scorciatoia per quando perderò il filo. Non è bella, ma è quella che ho imparato per prima e non posso farci niente. La terrò, e la metterò via. Non mi accada mai di doverla usare. Siamo nati col movimento, è nella nostra natura. Ogni volta che rinunciamo al movimento in nome di qualche paura o tensione, perdiamo qualcosa di importante. Non bisognerebbe mai staccare la spina da un sentimento di vita e di libertà. Il nostro corpo può andare all'indietro e sbilanciarsi fino a un attimo prima di cadere. Non è giusto fare finta. Fingiamo prima di tutto con noi stessi. Uno slancio va completato ed assaporato con la sua velocità e il suo ritmo. Ogni vertebra deve piegarsi alla felicità o alla disperazione di un momento ineffabile. Avere tutto sotto controllo è ciò che può farci perdere l'equilibrio per davvero. Può diventare tutto uguale, tutto fermo. Terrò questa scorciatoia, se dovessi perdere il filo. Ogni istante in cui la userò sarà un grosso spreco. Non mi accada di doverla usare.

martedì 15 settembre 2015

Disegni qualsiasi

I disegni eccetera vanno a finire nello stesso posto delle parole: come le parole, quando sono speciali, tutti le comprano , le diffondono e le conservano, così i disegni qualsiasi vanno a finire nello stesso posto delle parole  qualsiasi: qualcuno la ha sentite diverse volte, qualcun altro le trova simili ad altri discorsi già fatti, qualcuno non le vuole sentire più. Là finiscono i disegni inutili, solo che sono di carta.