martedì 3 giugno 2014

Vecchi libri

I libri non sono vecchi. I libri si stampano dal 1452, in Europa, e dal 1041 in Asia. Prima i libri, seppure non a stampa, esistevano già da lunga pezza, da quando l'uomo sa scrivere. Ma da quanto tempo c'è l'uomo? In confronto, alcune decine di secoli sono probabilmente una piccolezza. In questo recente istante in cui l'uomo ha imparato a scrivere e pubblicare, noi diciamo che i libri sono vecchi. Ogni volta che prendete in mano un libro, guardatelo come una sorpresa: un momento fa, una persona ha trovato la maniera di esprimersi. Un libro è sempre una cosa nuova, è il frutto di un grande sforzo comunicativo. I libri sono nuovi, ogni volta che li apriamo.

martedì 14 gennaio 2014

Le cose scadute

La laconica scritta "scopri come partecipare" sulla pagina internet non aggiornata nel giorno dei risultati delle selezioni. I cataloghi premi delle raccolte punti dell'anno scorso, a gennaio. I biscotti nella biscottiera dopo il trasloco. Le cose che ci sono ancora ma già non ci sarebbero. Se. Se l'informatico programmasse l'aggiornamento del sito, se tenessimo d'occhio sempre cataloghi, volantini, scadenze poco utili, biglietti da visita, offerte speciali. Se fossimo efficienti e sapessimo fare un trasloco perfetto, ed una vita perfetta, senza correre il rischio che di continuo biglietti, scontrini nelle tasche, ed altre cose che guarda ci sono ancora, ci ricordino chi eravamo e dove stavamo andando un attimo fa. O mezzora o come vuoi tu.

venerdì 19 aprile 2013

Le persone che non ci sono più

Le persone che non ci sono più. Ci abituiamo, perché in effetti non ci sono più. Loro c'erano, e noi ci siamo stati con loro. Noi ci siamo ancora. Loro no. Le persone che non ci sono più, prima c'erano e io ci ho fatto i biscotti, o le cose di carta. E qualche cosa, quando le persone non ci sono più, c'è ancora. Da lì in poi non sono più fatti loro, perché diventa una cosa nostra. Qualcosa che c'è ancora ce l'abbiamo noi. Le persone che non ci sono più, ci lasciano pezzi che diventano pezzi di noi. Io ho dei pezzi bellissimi, li conservo uno per uno, e ogni tanto li guardo. Stanno nella parte bella di me, le persone che non ci sono più.

mercoledì 27 febbraio 2013

Space connected (studio su William Forsythe)

"...è come se dicessi, adesso, che quando sto in piedi - sale sulla sedia e poggia un ginocchio sul tavolo, spostando il microfono - che quando sto in piedi se muovo così un piede e io so che non si fa così..."
E' incredibile: quello che ha lui e quello che non abbiamo noi. Il più grande coreografo vivente, William Forsythe, il 14 Aprile 2012 alle 6e30 di pomeriggio sale col ginocchio sul tavolo durante la conferenza. L'intervistatrice e la traduttrice lo guardano cercando di dissimulare una specie di imbarazzo. Il loro stupore ed il loro fare finta di niente. William Forsythe non sta mostrando pubblicamente la sua carica sovversiva, non ha bisogno di farlo così - non avremmo pagato il biglietto per "Yes, we can't". Non sta facendo l'esibizionista, non lui, non viene da un talent show, è Wililam Forsythe, non scherziamo. Fa vedere a tutti che se vuoi dire una cosa, e le parole e le mani non ti bastano, questo non deve essere un limite. Non si tratta del piede, il piede poteva descriverlo.
Il petto si erge senza superbia sui livelli dell'aria, uno per uno, come un qualunque figlio di Dio, come solamente un uomo. L'espressione incerta delle due donne è proprio questo. Accorgersi che loro non possono farlo: quale vittoria, quale possanza, quale inno alle potenzialità umane è un uomo che non sta confinato nella mappa spaziale delle gambe piegate sotto al tavolo, e del mezzobusto compunto al di sopra di questo.
(non quelli che si sbracano, loro di possanza non ne sanno niente) - Lui non sta: lui prende.
Quante convenzioni spaziali regolano i nostri comportamenti sociali: Forsythe le vince in una sola mossa, niente affatto maleducata. E' splendido, ha 64 anni (dei quali solo quaranta visibili a occhio nudo) e in modo perfettamente naturale, energico, equilibrato, salta sul tavolo e spiega una cosa. E quanto è ridicolo, vicino a lui, il modo in cui l'intervistatrice ritrae le braccia in segno di timidezza e - non lo sa - inadeguatezza.
Lui ha lo spazio, lo spazio non lo spaventa, ha fatto un patto con esso. Lui lo occupa. Lo tiene in sospensione. Lo sente su di sé e lo trascina tutto quanto. Lui lo gira, se vuole - non me lo sto inventando, ci sono i video su youtube. Vi auguro di poter fare, almeno un po', come lui, almeno con le braccia, almeno con le mani. Almeno con gli occhi.

giovedì 11 ottobre 2012

L'elan vital

Lo scorrimento veloce, gli svincoli, i blocchi gialli della segnaletica che evidenziano gli angoli acutissimi del guardrail, e un arbusto, come un bonsai, si staglia sulla superficie grigia e arida. Sta lì davanti al blocco giallo con le frecce bianche catarifrangenti, un po' di scorcio, un po' obliquo, come una donna che è caduta, come se poggiasse sul fianco di un ginocchio. I rami aperti in preghiera, la leggera torsione del busto, i palmi verso l'alto. Le radici condensate, premute in una piccola zolla passeggera sul piano grigio e ruvido, o forse infilate in una fenditura dell'asfalto, e le foglie verdi di chi vuole essere vivo per forza.

Le idee hanno le posizioni

Una volta ho letto che le idee hanno le posizioni. Cioè che se ti metti disteso per terra, o se stai sul divano in un modo stranissimo con la testa penzoloni giù dal sedile e i piedi per aria lungo la spalliera, allora possono venirti in mente determinate idee. E alcune sono geniali. Poi quando ti alzi, o se ti distrae qualcuno, o cadi da quella posizione stranissima, l'idea si rompe. E se sei molto fortunato torna soltanto se ti rimetti nella stessa maniera di prima. Ma questa è una cosa che si dice così per consolarsi, in realtà non capita quasi mai. A meno che non stavi pensando molto forte. Quando si pensa ad una cosa, la si deve fare subito, sennò perde tutto. E quando non si può fare subito, noi perdiamo un sacco di cose. Come faccio io, che non scrivo :)

mercoledì 29 agosto 2012

"I'll tell you things at random"

Metodo per avere piccole cose sconvolgenti nella propria vita: cercare musica nuova, ascoltare solo un pezzetto della canzone dal punto centrale, giusto per decidere se ti può piacere anche solo un po'; scaricare la canzone e metterla nella cartella della musica che ascolti. Poi metti la cartella a riproduzione casuale come hai sempre fatto. E' una piccola emozione che puoi regalarti :) la vita è così, come lo shuffle con delle canzoni nuove, non sai mai quando arrivano :)