sabato 18 maggio 2019

Chaplin - The great dictator - Speech - Trascrizione

I'm sorry.
I don't want to be an emperor, that's not my business.
I don't want to rule or conquer anyone.
I should like to help everyone if possible.
Jew, gentile, black men, white. We all want to help one another. Human beings are like that: we want to live by each other's happiness, not by each other's misery. We don't want to hate and despise one another. In this world there's room for everyone: the good Earth is rich and can provide for everyone.
The way of life can be free and beautiful, but we have lost the way. Greed has poisoned men's souls, has barricated the world with hate, has goose-stepped us into misery and bloodshed.
We have developed speed, but we have shut ourselves in.
Machinery, that gives abundance, has left us in want.
Our cleverness has made us cynical, our bitterness hard and unkind.
We think too much and feel too little.
More than machinery, we need humanity.
More than cleverness we need kindness and gentleness.
Without these qualities life will be violent and all will be lost. The aeroplane and the radio have brought us closer together, the very nature of these inventions cries out for the goodness in men, cries out for universal brotherhood, for the unity of us all. Even now my voice is reaching millions throughout the world, millions of despairing men, women and children, victims of the system that makes men torture and imprison innocent people. For those who can hear me I say: do not despair. The misery that is now upon us is but the passing of greed, the bitterness of men who fear the way of human progress. The hate of men will pass, and dictators die, and the power they took from the people will return to the people. And so long as men die, liberty will never perish.

Soldiers! Don't give yourselves to brutes! Men who despise you, enslave you, who regiment your lives, tell you what to do and what to think and what to feel, who drill you, diet you, treat you like cattle, use you as cannon fodder! Don't give yourselves to these unnatural men! Machine men, with machine minds and machine hearts! You are not machines, you are not cattle, you are men! You have the love of humanity in your hearts. You don't hate. Only the unloved hate. The unloved and the unnatural. Soldiers! Don't fight for slavery, fight for liberty! In the seventeenth chapter of Saint Luke it is written: the kingdom of God is within men: not one man, not a group of men, but in all men! In you! You, the people, have the power! The power to create machines, the power to create happiness! You, the people, have the power to make this life free and beautiful, to make this life a wonderful adventure! Then in the name of democracy, let us use that power! Let us all unite! Let us fight for a new world, a decent world, that will give men a chance to work, that will give youth a future and old age a security. By the promise of these things, brutes have risen to power, but they lie! They do not fulfill that promise, they never will! Dictators free themselves, but they enslave the people! Now let us fight to fulfill that promise! Let us fight to free the world, to do away with national barriers, to do away with greed, with hate and intolerance. Let us fight for a world of reason, a world where science and progress will lead to all men's happiness.
Soldiers, in the name of democracy, let us all unite!











giovedì 28 marzo 2019

Questa forza - studio sul lutto

Questa forza, che non piangi più e che ti escono solo due lacrime. Questa con la quale vivi audace e prendi di petto il giorno alle sette di mattina, con l'assenza ed il vuoto e nonostante tutto, questa, la forza della vita corrente, come la corrente elettrica, come l'acqua corrente, come le particelle del mondo si rincorrono con gioia, questa cosa, che ti scorre dentro. Questa forza qui, per sempre.

venerdì 4 gennaio 2019

Cosa manca

A parte la sensazione che qualcosa di così repentino potrebbe non essere mai successo, come se fosse tutto come prima; a parte le domande sospese "mamma, dove sono le...". Quei momenti vuoti. Tolte tutte le cose che io non so fare e mamma sì, tolto quello che si può risolvere lo stesso, recuperare, imparare, rattoppare. Anche senza la mamma. Tolto che io posso cavarmela e vivere lo stesso bene, tolto che io posso fare le cose importanti della vita anche senza la mamma perché sono capace, tolto questo.
Che io le cose pratiche le posso affrontare, tolte le domande che le avrei fatto. Le cose quotidiane che avrebbe fatto. I momenti di bisogno. E i moltissimi momenti dolci. E che per ogni pianto c'era ma questa volta no.
Insomma, tolte le cose pratiche, e terrene, e sottovalutate. I segni tangibili e meri del vuoto, del buco vuoto così vuoto e così duro se ci sbatti contro. Tolte le cose utili, e ovvie. Quelle che sembrano mancare. Quotidiane. Se togli quelle, come se non ti mancassero.
Se le togli, se le escludi per un attimo, per un pensiero. Che puoi fare senza.
Tolto tutto questo,
ecco cosa manca,
manca quello
che manca davvero:
tolto questo
resta solo
l'amore
che resta.

lunedì 16 aprile 2018

Marmo e granito

Il geologo Dimitri,
gran studioso di detriti,
un mattino, sul suo uscio,
si trovò un poco di muschio.
Lì per lì, così, a naso
non ci fece tanto caso:
passeggiava assai contento
e si manteneva il mento,
finché un dubbio gli passò
d'improvviso: "Ohibò!"
disse - col mento sul dito -
"ma era marmo, o granito?".
Una grande conoscenza
aveva della consistenza
di ogni pietra e sassolino
anche quello più piccino:
e di marmo, ne era certo,
il suo uscio era coperto.
Ora, tra marmi e graniti,
sapeva bene Dimitri,
quale sia la differenza:
uno ha i buchi, l'altro è senza!
Non c'è pianta né foresta
che, per quanto sia modesta,
per la vita si contenti
di un lastrone, pori assenti,
liscio e senza nutrienti!
Questo il muschio non lo sa:
e chissà perché sta là!

sabato 13 gennaio 2018

Suono modulato

Le varietà più belle di noi
sanno fare suoni molto varii
e personali
e se siamo uccelli
con quello che hanno da fare gli uccelli
tanto vale passare
la vita a comporre
un suono
per riconoscerci.

giovedì 11 gennaio 2018

Glance1

Passo davanti alla cassa per uscire. In realtà attraverso la coda per la cassa, trasversale, cercando un passaggio. Le persone sono in fila, aspettano il loro turno con lo sguardo assente. Con gli sguardi indifferenti. Tranne uno. Un uomo abbastanza basso, di cui non so dire l'età (trentotto?) guardandosi intorno poggia per caso lo sguardo su di me. Anche io.
Ha un cappotto in lana troppo lungo per slanciare la sua statura un po' goffa. Non so se fosse blu o cammello. Un foulard in seta - o in lana? - dall'aria costosa, cinge il suo doppio mento un po' strano per la mandibola ossuta e definita. Il mio sguardo svogliato si sposta: di seguito, sulla sinistra, gli appendiabiti, la gente in fila, la collezione nuova. Anche lui si gira svogliatamente. Ma prima, con la velocità che impiegano i pensieri - quelli veloci che passano all'improvviso come i dolori intercostali - prima ancora di guardare altro i suoi occhi si accendono di qualcosa.
Nell'istante in cui guardo le grucce mi chiedo se io lo conosca. Se lui conosca me. Do un'occhiata ancora.
Anche lui. Con sguardo interattivo, sulla fronte si piega un segno di sorpresa. Immobili i capelli pettinati all'indietro, la bocca fa un cenno. Uno qualsiasi.
Mi inquieto, trovo un varco tra la gente, schivo lo sguardo. Ma il varco è per il commesso che cammina all'indietro verso di me con un grande carrello difficile da  far passare. A momenti ci inciampo. A momenti inciampa in me. Gli chiedo scusa. Forse ho fatto una gaffe. Sicuramente l'ho fatta, ma non so perchè.

mercoledì 10 gennaio 2018

La precisa sensazione

Come quando hai la forchetta a destra ed il coltello a sinistra. La precisa sensazione
di avere le cose giuste.

venerdì 8 dicembre 2017

Estinzione

Repubblica e tanti altri hanno pubblicato le immagini strazianti di National Geographic, riprese da Paul Nicklen, di cosa significa estinzione: un orso polare che muore lentamente di fame.

(Non le condivido perché sono davvero immagini dolorose, ma se avete coraggio andate a cercarle.)

Io seguo Paul Nicklen da anni, e so cosa pensa quando le leggi della natura sono dure.
Soffre un po', ma è così che funziona.
Questa però non è una legge della natura. È una legge dell'uomo. Lui ed il suo collega non hanno potuto fare niente. Cosa vuoi fare.

Per quanto triste, purtroppo, il problema non è l'orso. Una volta ho letto un articolo bellissimo con un grafico molto chiaro del riscaldamento globale attraverso i millenni. Sembra che più o meno il mondo si sia sempre scaldato un pochino, con qualche passo indietro.

Poi la curva ha un'impennata pazzesca (pazzesca) che è molto recente.
È così da quando l'uomo ha il potere di fare cose più grandi di lui, su larga scala, ad ampio raggio, con molta energia, con molte risorse, enormi fabbriche, cambiamenti repentini, e, soprattutto, molti soldi e molto comfort.

Giorni fa tornavo da lavoro e dal finestrino guardavo l'asfalto sulla strada. È scontato che ci sia, non possiamo farne a meno, e così abbiamo piastrellato tutto il pianeta con questa schifezza putrida e tossica. Le case sicure in cui viviamo per proteggerci dall'estinzione sono di cemento armato. Un'ora di luci di New York quanto costa? Costa qualche milione, un decimo di grado centigrado per l'estate prossima, un chilo di ghiaccio, un orso o un pinguino.

Volevo dire una cosa a tutti quelli che si godono l'entropia dalla loro parte, ma non a quelli che fanno l'idromassaggio ogni tanto. A quelli che fanno le cose enormi che non uccidono solo orsi ma anche persone, bambini. Vi volevo dire che siete al mondo per poche decine d'anni, e non serve fare molti calcoli: i soldi che guadagnate alla vostra scrivania dando ordini per rovinare il mondo non basteranno mai a rendere decenti le vostre piccole vite da viscidi.

lunedì 1 maggio 2017

Shoot the moon ENG

Studio. The complex description of an incredible thing created by Sol León and Paul Lightfoot for NDT1: the very final scene of "Shoot the moon", seen live in Reggio Emilia, 16th March 2016. There is no complete video on youtube about this final scene.
The scene here described happens immediately after the end of this video.


Few light on the dark stage; the turning scenography stops, two of its three rooms are visible. On the wall between them, a window. A man and a woman move far from each other through the window in a struggling, silent, rapid goodbye, leaving in the middle a big sense of vacuum.
They step towards the opposite walls, far from each other on the stage, and don't look at each other.
Above the stage a screen appears: two screens, let's say, next to each other, show what two hidden cameras record at the sides of the stage, one for each dancer.
In a few seconds the spectator realizes that the screens are inverted: the dancers, that do not see each other on the stage, seem to look in their eyes on the screen, through an imaginary window on the boundary between the screens.



Then the magic: a soft interaction starts, through the imaginary window, with a beautiful flow of enrgy and mutual sensitivity. And they still don't see each other.
What happens on the screen seems to be a different dimension: as if it they did, in their minds, what they didn't do in their real goodbye. Each of them lives in his own intimate dimension what was not realized, and recuperates it. Their thoughts, perfectly in harmony, complete their goodbye on the screen, only point of contact left.
Suddenly, she has a movement springing in the opposite direction. Then, a magnetic force pulls her towards him, in their imaginary window. She is actually looking at something out of the stage, on the left, but is instead looking at him on the screen.
They stand this way for a few seconds, looking at each other through their window - actually, backs towards each other and separated by the wall.
Then she, with the solemn and heavy footstep of who has decided, moves slowly towards the middle of the screen. By going out of the stage, she enters the black line of their imaginary window.
Standing, he is hit by a sudden flow of breathe tha pushes him back. His shoulders go slightly back in a soft cambré. Her ghost, disappeared in the black line of the screen, softly enters his chest with a whisper.
His hair move lightly; he sets upright; the whisper stops.
All is still.
All is fixed.
Dark.
Curtain.



domenica 30 aprile 2017

Shoot the moon

Studio. La descrizione complessa di una cosa incredibile creata da Sol León e Paul Lightfoot per NDT1: il finale di "Shoot the moon", esibizione del 16/03/2016. Di questo finale non esiste alcun video su youtube.
La scena descritta accade immediatamente dopo la fine di questo video.


Sul palco quasi buio, la scenografia girevole a tre stanze è ferma sul confine fra due stanze. Nel muro in mezzo c'è una finestra; un uomo ed una donna si allontanano ai due lati della finestra in un congedo struggente, rapido e silenzioso, lasciando un grande vuoto.
Vanno verso i muri opposti, lontanissimi sul palco, non si guardano.
Al di sopra del palco si accende una schermata: due schermate, l'una accanto all'altra, ritraggono ciò che è ripreso da due videocamere nascoste in prima quinta, una a destra e una a sinistra, per i due danzatori.
In pochi secondi lo spettatore realizza che i filmati sono invertiti rispetto alla reale posizione delle telecamere: i danzatori, che guardano verso l'esterno del palco, sembrano in realtà guardarsi attraverso la linea fra gli schermi. Come se si guardassero attraverso un'unica finestra.


Magia: inizia una soffice interazione attraverso la finestra inesistente nello schermo, con un bellissimo scambio d'energie e una grandissima sensibilità l'uno verso i movimenti dell'altro (in realtà sul palco non si vedono!).
Come un'altra dimensione. Come se fosse nella loro mente, ora, tutto ciò che non è stato detto e non è stato fatto nel loro saluto, nella realtà. Ognuno dei due vive intimamente il rimpianto e il desiderio del non detto, e lo recupera. I loro due pensieri, perfettamente in armonia, completano il saluto nella dimensione astratta dello schermo, unico punto di contatto.
Lei ha uno slancio verso fuori, ma una forza magnetica la trattiene, si gira, guarda lui nella finestra immaginaria. In realtà guarda fuori dal palco, verso sinistra, quindi verso il confine centrale allo schermo.
Restano così per alcuni secondi, a guardarsi nella loro finestra mentre in realtà sul palco sono di spalle e separati dal muro.
Poi lei, col passo grave e solenne di chi ha deciso, cammina piano verso il centro dello schermo, che in realtà è fuori, ed esce dal palco. Sullo schermo, infatti, entra nel confine-finestra e sparisce sulla linea verticale nera.
Lui, in piedi, rivolto verso la finestra-confine, è come travolto da un respiro improvviso che lo spinge indietro. La sua schiena si incurva leggermente in cambré. Il fantasma di lei, sparita nella linea nera della finestra invisibile, lo travolge e gli entra in petto come un soffio.
I capelli di lui si muovono un po' col cambré - torna dritto - l'alito di vento si placa.
Tutto è fermo.
Tutto è risolto.
Buio.
Sipario.




martedì 7 febbraio 2017

Il fiammifero Ottavino

C'è un fiammifero speciale
dalla storia non banale:
anche se di legno è fatto
forse al fuoco non è adatto;
la sua testa è normale
ed il fusto niente male
quanto al piede tuttavia
- dalla sua autobiografia - 
lui non era come gli altri,
tutti dritti, ligi ed alti.
Questi, fin da appena nato
si sentì molto ispirato
e, spostato un pochetto
del suo fusto un legnetto,
con la fine irregolare
già sapeva cosa fare:
passo passo un due tré
si sentì di far passé.
Ciò gli piacque così tanto
che ne fece un grande vanto
ne parlò con i colleghi,
ricevendo sol dinieghi,
e volendo dimostrare
ciò che lui sapeva fare
mai non smise di tener
la zampetta in cou de pied.
Se la scatola ondeggiava
il fiammifero sperava
l'occasione non mancasse
di girare sul suo asse.
Al più scarso movimento
già con grande sentimento
preparavasi affinchè
poi salisse sul piquet.
Il fiammifero Ottavino
era un grande ballerino
tuttavia non era stato
dove un ballerino nato
per natura si suppone
il suo gran talento espone:
non sapeva cos'è un palco
nella scatola in soppalco;
dentro sé però sentiva
una grande energia viva.
Se qualcuno ad una festa
strofinandogli la testa
Ottavino avesse acceso
si sarebbe un po' sorpreso
della grande esuberanza
della fiamma nella stanza.
Per fortuna mai successe
che un umano lo accendesse
e il talento fu scovato
prima d'essere bruciato:
nella vita le occasioni
fanno grandi le passioni
e a trovar la strada giusta
più la vita ci si gusta.
Capitò ad un contadino
nella scatola Ottavino
lo guardò per un momento
e gli parve un po' contento
(senza mimica facciale,
ma il suo legno era speciale:
emanava l'energia
di chi ha una maestria).
Non si mise ad indagare
lo lasciò soltanto stare.
Appoggiando Ottavino
lì di fianco all'accendino
si notò subito che
rimaneva in relevé.
Guadagnò così il diritto
di restare in piedi dritto
sulla mensola del tè
nella posa del passé.


giovedì 21 aprile 2016

Per la Terra

Giornata mondiale della Terra.


Signore e signori, guardate tutti qualche meraviglia oggi, senza dover prenotare un volo per le Maldive. Fermatevi a guardare una violetta: dura pochissimo, ma è fresca e tenera. Confrontate il colore dei fiori e dite se siete in grado di sceglierne uno che sia il più bello. Guardate le persone, senza pensare a cosa fanno, a come sembrano: guarda negli occhi qualcuno oggi, e dì se ci trovi dentro una meravigliosa opera di poesia e di alta ingegneria, o un mistero, dì se ci trovi dentro la natura, se essere umano ti fa sentire un capolavoro. Vai al mare, in montagna, in giardino. Respira forte e senti se l'aria che respiri, che tuttavia non è molto pulita, riempie i polmoni e nutre tutte le nostre cellule. Hai mai visto un granchio pescato tornare nel mare? Se non lo hai mai visto, te lo dico io: cambia colore. Prende un colore vivace e la vita gli riempie tutto il carapace. Si crogiola nella sabbia calda e fa le bollicine nell'acqua. Una goduria. Essere vivo. Come quando di notte ti svegli e non hai un braccio e invece è addormentato, morto, paralizzato, e quando lo muovi senti i vasi linfatici ripartire, la linfa scorrere, i vasi riempirsi. Si sente la vita che brucia e poi se ne sta lì al suo posto, dove deve stare. Dì se non è un capolavoro.
Hai mai notato i germogli di una pianta che rinasce dallo stato vegetativo? Che dopo l'inverno sbuca fuori dalla terra? Questo non so se si può descrivere: sono sensazioni che è meglio avere dal vivo. Non posso descrivere un germoglio senza dire che è piccolo, verde, tenero e felice. Ma non mi credi. Credi che le piante possano essere felici? Non posso convincerti, dovresti vedere. Devi vedere che cosa è in grado di fare un germoglio, per il gusto e la curiosità di vivere. Verde verde. Trova sempre la strada giusta, un germoglio. Può nascere anche a testa in giù, ma sa sempre qual è il verso dritto, sa dov'è il sotto e dov'è il sopra.
Non dimenticare di guardare che regalo incredibile sono gli agrumi, e chiediti se hanno qualcosa di più degli altri frutti, e risponditi di no. Io una cosa più perfetta delle altre non la so scegliere. Guarda i bambini, non dico niente, guardali e basta. Guarda i cuccioli, che sono la stessa cosa, più o meno. Stupisciti tutte le volte che vedi gli animali comportarsi con amore, anche se è così che va, ma noi non lo sappiamo sempre, noi tutte le volte non ce lo aspettiamo. Immagina il profumo delle balene, che nessuno può sentire ma sono tutte pulite, e i loro scarti sono così buoni che ci si fanno i profumi costosi.
Facciamo un gioco. Se vi fa ridere fatelo ridendo, ma provate: fermatevi, oggi, e guardate qualcosa. E fatevi guardare. Mostra che sei una meraviglia, un capolavoro! Un gioiello di neurofisiologia. Una invenzione stratosferica. Alta tecnologia. Forse non tutti sanno che sei in grado di sentire cose fuori da ciò che è tangibile, forse non lo sai neanche tu. Prova. Oggi prova qualcosa, respira con tutte le parti del tuo corpo, wow ho un corpo, ho ossigeno dappertutto! Senti le persone senza avere il bisogno di vederle. Senti la terra sotto ai piedi.
Fai una preghiera, se ti va. A Dio, o ad Allah. O al Dio di Spinoza, che sta in tutte le cose vive.
Fai una preghiera, se ti va. Io faccio questa qua: per ogni cosa che viene trattata male, per ogni foglia staccata senza motivo, per ogni quintale di agrumi che viene seppellito per leggi assurde, per ogni colore svilito da uno sguardo svogliato, per ogni bimbo cacciato. Per le foche del circo, per la balena più sola del mondo. Per i cacciatori di ambra grigia, perchè non sanno quello che fanno. Per ogni offesa, per ogni beffa, ogni cattivo gioco. Per l'erba gramigna, ed i suoi germogli. Per ogni germoglio indesiderato. Per gli alberi incendiati, gli uccelli sparati. Per ogni cavallo o ciuco legato faccia al muro tutta la vita, per tutte le volte che non la chiami vita. Per il cibo buttato, per l'amore lasciato, per le cose sprecate - le cose, ed il tempo, le occasioni, le qualità ed i sorrisi omaggio.
Che non succeda più, che non succeda più.
Se serve non lo so, forse no.
Ma oggi guardati. Tutto il bello che c'è al mondo, ce l'hai anche tu. La giornata della terra è la tua giornata. Dì se non hai dentro di te tutta questa roba, dì se non hai un germoglio. Verde verde.
Che non succeda più, che non succeda più.


venerdì 11 dicembre 2015

Una scorciatoia

Terrò come scorciatoia l'equilibrio che ho imparato quando studiavo male, la staticità, la fatica, quella cosa immobile e pesante che è così difficile e inutile, coi quadricipiti gonfi e in apnea, quella sensazione che si beffa della dinamica e dello slancio vitale.
E' la mia scorciatoia per quando perderò il filo. Non è bella, ma è quella che ho imparato per prima e non posso farci niente. La terrò, e la metterò via. Non mi accada mai di doverla usare. Siamo nati col movimento, è nella nostra natura. Ogni volta che rinunciamo al movimento in nome di qualche paura o tensione, perdiamo qualcosa di importante. Non bisognerebbe mai staccare la spina da un sentimento di vita e di libertà. Il nostro corpo può andare all'indietro e sbilanciarsi fino a un attimo prima di cadere. Non è giusto fare finta. Fingiamo prima di tutto con noi stessi. Uno slancio va completato ed assaporato con la sua velocità e il suo ritmo. Ogni vertebra deve piegarsi alla felicità o alla disperazione di un momento ineffabile. Avere tutto sotto controllo è ciò che può farci perdere l'equilibrio per davvero. Può diventare tutto uguale, tutto fermo. Terrò questa scorciatoia, se dovessi perdere il filo. Ogni istante in cui la userò sarà un grosso spreco. Non mi accada di doverla usare.

martedì 15 settembre 2015

Disegni qualsiasi

I disegni eccetera vanno a finire nello stesso posto delle parole: come le parole, quando sono speciali, tutti le comprano , le diffondono e le conservano, così i disegni qualsiasi vanno a finire nello stesso posto delle parole  qualsiasi: qualcuno la ha sentite diverse volte, qualcun altro le trova simili ad altri discorsi già fatti, qualcuno non le vuole sentire più. Là finiscono i disegni inutili, solo che sono di carta.

giovedì 21 maggio 2015

Le cose tristi

<gli faceva male la gola, perché le cose tristi si fermano in gola>
(Nicola Lecca - La piramide del caffè)

martedì 19 maggio 2015

Cornacchie

Praticamente ci sono dei piccionari che ogni giorno versano un pappone  di avanzi su un tombino in pineta, e i piccioni banchettano. In questi momenti si possono osservare delle meccaniche bellissime e molto interessanti. Ad esempio, in pineta ci sono principalmente quattro tipi di uccelli, in ordine di grandezza: passeri, piccioni, cornacchie e gazze. Senza contare Ciuffetta che è una calopsite e sta con me dietro al vetro della finestra. Poi ci sono tre scoiattoli e moltissime lucertole. Forse anche un rapace, perchè lo sentiamo ogni tanto ma nessuno lo ha ancora visto. Bene. Di tutto questo sistema, chi governa sono naturalmente i piccioni. A parte gli scoiattoli che siccome non c'entrano niente se ne fregano di cosa comandano i piccioni. Quindi mentre i piccioni banchettano, tolto che i passerotti aspettano solo che schizzi fuori dalla ressa una briciola o si vanno a cercare un verme per i fatti loro, le gazze e le cornacchie non possono avvicinarsi, anche se sono grandi il doppio dei piccioni. Sono terrorizzate. I piccioni, in effetti, sono tanti e sono molto prepotenti.
Un giorno però ho visto una cornacchia che planava sul gruppo dei piccioni che banchettavano. Siccome ha una bella apertura alare, loro si sono spaventati e sono schizzati tutti intorno al tombino, qualche passo indietro. La cornacchia, al centro del cerchio di fuoco, si è guardata intorno, ha preso un boccone ed è volata via. L'ho seguita con lo sguardo: aveva due piccoli che la aspettavano più in là nell'erba. Solo per questo si era fatta coraggio.
Stamattina ho visto una cosa simile, cioè, credevo che fosse simile: una cornacchia che planava sui piccioni, e questa volta erano terrorizzati. Dopo aver preso un boccone, volava via verso un cespuglio e ci poggiava tutto, ben infilato nell'erba alta. Poi tornava a spaventare i piccioni, prendeva e andava via, ma cambiava cespuglio. Ogni volta che tornava sul tombino si dava certe arie e faceva certi scatti, ma con una prepotenza da dittatore, che i piccioni sobbalzavano terrorizzati. Insomma avrà cambiato sei o sette cespugli, ha nascosto tutto dappertutto, e da quello che ho visto non ha mangiato niente. Ma nemmeno i piccioni hanno mangiato niente, perchè la cornacchia ha portato via tutto lei e sul tombino non c'è rimasto niente. Quindi ora tutti cercano cose da mangiare, come è naturale che facciano, e il cibo sta nei cespugli e secondo me non se lo ricorda neanche la cornacchia dove lo ha messo. Forse ha solo deciso che è ora di fare un colpo di stato e interrompere la supremazia dei piccioni. A volte ci vuole un po' di tempo per capire che siamo in grado di fare qualcosa.

domenica 4 gennaio 2015

Dolce sentire

Questo dolce sentire, degli odori e delle emozioni piccole, momentanee, non sono che lo specchio o l'esercizio di una vita intera, che si risolve in meno di un centinaio d'anni (cosa sono mai cento anni...), la quale vita intera è in più l'attesa o il conseguimento di un certo livello di esperienza e di bontà, attraverso le piccole conquiste (cosa sono mai...). ecco allora a cosa basta litigare, aspettando il giudizio universale (chissà quando, ma intanto) a ciascuno la sua storia personale, abbracciando le nostre cose da provare, cosa conta se poi abbiamo fatto centro, se ero un bravo lanciatore di coltelli, o se non lo sapevo. Crescere una vita e poi morire, che sciocchezza, lascia stare. Studiare, studiare, e dimenticare. A che serve, a che serve... Se non un giorno di giudizio personale, facendo nelle altezze il carpentiere ed il fornaio.

martedì 2 dicembre 2014

Le stesse cose

Come quando guardo con tenerezza negli altri le mie stesse paure; quando non le sopporto negli altri e non le vedo dentro di me. Quando non lo so fare, quando non ci provo.
Forse le fragilità sono fatte tutte della stessa pasta, e se tremano le gambe o si strozza la voce in gola non cambia tanto.
Comunque, se una strada è fatta per le macchine, e io sto guidando una macchina, non c'è motivo perché non ci possa passare. Quindi bando alle ciance, non lo so fare non esiste.

martedì 25 novembre 2014

Ultra

Cosa ci ho trovato, in quello che potevo vedere dall'oblò, e nelle lattine di cibo liofilizzato, in dormire non si sa bene su che lato e in stare sei mesi chiusi e sospesi nel vuoto io e due persone che vengono da un paese diverso e non capiscono le mie battute, con la scarsa possibilità di ascoltare più di due brani musicali e senza il gusto di guardare un bicchiere di vino a metà. Cosa ho trovato, nelle gambe doloranti e nei muscoli impigriti. E là fuori. Cosa ho trovato, passando un'ora (due anni?) con il naso sul vetro e le mani di lato agli occhi, per non vedere con la coda dell'occhio le pareti bianche e le luci dei sensori specchiarsi nell'oblò, perdendomi nella contemplazione dell'ultra deep, l'ultra profondo, come se non ci fosse nessuno e neanche io.
Un posto primitivo, dove regna la chimica, e non c'è niente di vagamente simile a un divano o ad un campo da golf, più lontano e altro dell'asia, e niente di più di ciò che eravamo prima che l'asia e l'africa fossero due cose diverse: niente di più che cose enormi - oh, non sai quanto enormi - fatte di parti piccolissime - da non capirle -, accese da maestosi fuochi e sopite in lunghe gelate. Niente di più e niente di meno di quello che siamo noi, tolto il cemento.